
Un lunedì tragico con cinque morti bianche, cinque persone, tra cui una mamma di tre bimbi, che in diverse parti d'Italia hanno perso la vita in incidenti sul lavoro. Una giornata che ha contato altrettanti feriti e che interroga la politica, colpevolmente distratta.
Un dramma quotidiano che va assolutamente estirpato perché non è più accettabile. Ogni giorno è esposto al rischio di dover registrare situazioni di assenza di tutele nei luoghi di lavoro, che magari riesce ad assurgere agli onori della cronaca, finendo sui giornali, quando ci si trova di fronte ad un numero inaccettabile, ad una giornata clou, come appunto quella odierna. Quello che appare incontestabile è che non è vero che si è avuta una riduzione del numero di morti e di infortuni sul lavoro. Anzi, appare evidente il contrario. E in queste ultime 24 ore se ne è avuta la prova.
Per questo la richiesta è che si proceda ad attuare, così come è stato fatto per l'emersione del lavoro nero, una campagna anche per quella degli infortuni e delle malattie professionali. Perché continuiamo ad avere, come sindacato, continue segnalazioni di incidenti denunciati come infortuni domestici o stradali, quando al contrario si tratta di incidenti sul lavoro.
Non si può, poi, continuare con questo meccanismo di competizione sui costi degli appalti e dell'economia del lavoro normale. Se un lavoratore che guida una betoniera viene fulminato da un cavo elettrico sarà la magistratura a verificare cosa è successo, ma mi fa pensare che qualcosa nell'organizzazione del lavoro non abbia funzionato. Troppo spesso si pretendono ritmi esasperati, si mettono i lavoratori in condizioni di precarietà e ricattabilità, dove è difficile esigere i propri diritti.
La mia reazione a quanto successo oggi è un mix di rabbia e di dolore. Sono cinque persone che stasera non tornano a casa. Cinque persone il cui salario non era di sicuro un granchè. Cinque vuoti per le persone care e per gli amici. Cinque responsabilità in più del sistema economico e istituzionale. Più che gli appelli vogliamo che finalmente, a partire da chi rappresenta tutti i cittadini, si ponga mano ad un sistema vero di vigilanza a cominciare da quella preventiva in capo alle Asl. Che si smetta di seguire gli imprenditori che vogliono competere nella riduzione dei costi. Cioè che si rimetta al centro il primo valore fondamentale che è quello del rispetto reciproco soprattutto verso l'integrità psico-fisica di chi lavora.
In questi giorni sono stati presi provvedimenti d'urgenza dopo un episodio grave di omicidio, quali provvedimenti d'urgenza radicali si prenderanno per cinque omicidi in un solo giorno? Nessuno vuole usare con leggerezza la parola omicidio, ma sono morti di cui qualcuno è responsabile. Sempre.
Il Testo unico sulla sicurezza è positivo, ora però ci aspettiamo che la normativa venga rapidamente raccordata e integrata; che in tanto si esiga l'applicazione di quanto già oggi è previsto. Vengano assunti più ispettori nelle Asl, si vincolino le erogazioni di contributi pubblici alle imprese all'abbattimento vero e non formale degli infortuni e si facciano massicciamente i controlli nei luoghi di lavoro. Solo così si potrà porre fine a questa mattanza inaccettabile.
Un dramma quotidiano che va assolutamente estirpato perché non è più accettabile. Ogni giorno è esposto al rischio di dover registrare situazioni di assenza di tutele nei luoghi di lavoro, che magari riesce ad assurgere agli onori della cronaca, finendo sui giornali, quando ci si trova di fronte ad un numero inaccettabile, ad una giornata clou, come appunto quella odierna. Quello che appare incontestabile è che non è vero che si è avuta una riduzione del numero di morti e di infortuni sul lavoro. Anzi, appare evidente il contrario. E in queste ultime 24 ore se ne è avuta la prova.
Per questo la richiesta è che si proceda ad attuare, così come è stato fatto per l'emersione del lavoro nero, una campagna anche per quella degli infortuni e delle malattie professionali. Perché continuiamo ad avere, come sindacato, continue segnalazioni di incidenti denunciati come infortuni domestici o stradali, quando al contrario si tratta di incidenti sul lavoro.
Non si può, poi, continuare con questo meccanismo di competizione sui costi degli appalti e dell'economia del lavoro normale. Se un lavoratore che guida una betoniera viene fulminato da un cavo elettrico sarà la magistratura a verificare cosa è successo, ma mi fa pensare che qualcosa nell'organizzazione del lavoro non abbia funzionato. Troppo spesso si pretendono ritmi esasperati, si mettono i lavoratori in condizioni di precarietà e ricattabilità, dove è difficile esigere i propri diritti.
La mia reazione a quanto successo oggi è un mix di rabbia e di dolore. Sono cinque persone che stasera non tornano a casa. Cinque persone il cui salario non era di sicuro un granchè. Cinque vuoti per le persone care e per gli amici. Cinque responsabilità in più del sistema economico e istituzionale. Più che gli appelli vogliamo che finalmente, a partire da chi rappresenta tutti i cittadini, si ponga mano ad un sistema vero di vigilanza a cominciare da quella preventiva in capo alle Asl. Che si smetta di seguire gli imprenditori che vogliono competere nella riduzione dei costi. Cioè che si rimetta al centro il primo valore fondamentale che è quello del rispetto reciproco soprattutto verso l'integrità psico-fisica di chi lavora.
In questi giorni sono stati presi provvedimenti d'urgenza dopo un episodio grave di omicidio, quali provvedimenti d'urgenza radicali si prenderanno per cinque omicidi in un solo giorno? Nessuno vuole usare con leggerezza la parola omicidio, ma sono morti di cui qualcuno è responsabile. Sempre.
Il Testo unico sulla sicurezza è positivo, ora però ci aspettiamo che la normativa venga rapidamente raccordata e integrata; che in tanto si esiga l'applicazione di quanto già oggi è previsto. Vengano assunti più ispettori nelle Asl, si vincolino le erogazioni di contributi pubblici alle imprese all'abbattimento vero e non formale degli infortuni e si facciano massicciamente i controlli nei luoghi di lavoro. Solo così si potrà porre fine a questa mattanza inaccettabile.
Paola Agnello Modica
Segreteria confederale Cgil, responsabile ambiente e sicurezza
fonte aprileonline.info
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